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San Bernardino

La chiesa, che si affaccia sull’omonima via, fa parte del grande patrimonio artistico-culturale del lago d’Orta, e, in particolare, della cittadina di Orta San Giulio. 
Nel 1458 probabilmente esisteva già una prima struttura edificata a cui si aggiunsero varie case, site nei pressi della chiesa, che vennero donate alla neofita "Confraternita dei Disciplinati" (sotto la protezione dei santi Marta, Caterina eBernardino). Questo complesso nel 1617 divenne proprietà dei Barnabiti, chierici regolari di San Paolo, i quali dopo circa sette anni, e più precisamente nel 1624, fecero costruire un piccolo collegio dotato di quattro celle e un portico.
Sulla porta dell’entrata secondaria che si affaccia sulla via si legge la scritta ‘Collegium Clericorum S. Pauli”. L’anno successivo tutti i beni tornarono alla Confraternita perché il papa Innocenzo X decretò la chiusura delle case religiose troppo piccole e quindi costose.
La chiesa era composta da tre navate.  Nel corso del Settecento subì un restauro che le conferì uno stile prevalentemente barocco. Attualmente la chiesa è composta da due cappelle, una affiancata all’altra: la più grande, dotata di altare ed organo, è stata decorata con specchiature. Il soffitto, eseguito dagli stessi frati, aveva travature di legno. Esso è decorato da dieci affreschi che rappresentano episodi della vita di Cristo affiancati da alcuni dipinti, tutti realizzati da Luca Rossetti, dedicati ai “Trinitari”, l’ordine che si dedicava alla liberazione degli schiavi. La cappella più piccola ha un elegante altare in legno scolpito, all’interno del quale vi sono delle antiche reliquie; l’altare e la “navatella” sono divise da una pregevole balaustra in marmo brecciato e policromo. Sempre nelle cappella minore troviamo una tavola attribuita a Fermo Stella da Caravaggio (pittore affermatosi in Piemonte e Lombardia tra Cinquecento e  Seicento, allievo di Gaudenzio Ferrari); vi è anche un altorilievo ligneo policromo con cornice tipicamente barocca, in cui viene rappresentata la natività.
Nel 1939 effettuando alcuni scavi, venne ritrovata una tomba, a circa due metri di profondità, contenente una cinquantina di teschi posti a raggiera, probabilmente appartenenti ai confratelli, con le ossa del bacino e delle gambe convergenti al centro, secondo lo schema delle sepolture ‘ad sanctum’.

FONTI:

- Carlo Nigra, Orta Barocca nel Novecento, Novara, E. Cattaneo, 1939. 
- Intervista al Professor Angelo Molinari, docente di Disegno e storia dell’arte presso la scuola media ‘G. Pascoli’ di Gozzano (NO).

Ricerca di Massimiliano Vitale.