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Miasino

La chiesa parrocchiale di San Rocco a Miasino rappresenta uno degli edifici più interessanti dell’arte barocca cusiana. 
Ha una pianta a croce latina, con un’unica navata centrale e misura circa 45 metri di lunghezza e circa 27 metri di larghezza; ha un orientamento irregolare con abside a settentrione e presenta sul lato destro una grande torre campanaria. 
L’edificio fu costruito ex novo sui resti di un’antica chiesa romanica a partire dal 1627 grazie al progetto dell’architetto milanese Francesco Maria Richini o Richino (1584-1658). La prima pietra della nuova costruzione fu posata dal vescovo novarese Giovanni Pietro Volpi, mentre la struttura venne consacrata il 12 Luglio del 1648 (21 anni dopo) dal vescovo novarese Antonio Tornielli.
La chiesa venne dedicata a San Rocco, originario di Montpellier (1295-1327), protettore degli appestati, al fine di proteggere il paese e i suoi abitanti dalle pestilenze.

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La facciata della chiesa, di impronta classicheggiante, rimase incompiuta nel registro superiore per secoli e venne portata a termine nel 1933 grazie alla raccolta di fondi da parte dell'arciprete Stefano Cominazzini (1863-1933) e al progetto dell'architetto Carlo Nigra (1856-1942) che fu approvato dalla curia vescovile di Novara il 13 aprile 1931.

L’interno presenta sei cappelle affacciate sulla navata,  risalenti quasi tutte al XVII secolo, riccamente decorate. La realizzazione di un numero così elevato di opere d’arte di qualità è stata possibile grazie alla generosità delle famiglie borghesi miasinesi più in vista, come quella dei Martelli.

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Le pareti dell’edificio ospitano una vera e propria pinacoteca; pregevoli sono i dipinti su tela e gli affreschi.
Tra i numerosi dipinti sei-settecenteschi si ammirano opere di Giulio Cesare Procaccini, Giuseppe Nuvolone, Giovanni Odazzi, Federico Bianchi, Andrea Lanzani, Antonio Franchi, Pietro Paolini, Pier Francesco Gianoli, Giuseppe Zanatta, Giorgio Bonola,  Carlo Cane da Gallarate e del miasinese Giovan Battista Cantalupi. Di particolare pregio la tela di Giulio Cesare Procaccini, raffigurante i santi Carlo, Antonio Abate e Rocco (1616-17) e quella di Stefano Maria Legnani detto ‘il Legnanino’ con Le nozze di Cana.
Molti dei suddetti artisti hanno dipinto i due cicli di teleri (fine Seicento) dedicati agli episodi della vita di san Rocco. 
La prima serie si trova nell’abside e offre cinque rappresentazioni del santo. Una è situata al centro sul muro di fondo e raffigura il trionfo di San Rocco (5,50 x 4,50 m.). Sulle pareti laterali si trova una tela che raffigura il santo intento a distribuire i suoi beni ai poveri; in un’altra vi è la visita ai prigionieri, nella quarta il santo cura degli appestati, mentre nella quinta riceve la visita del conte Corrado guidato dal cane nella grotta dove è rifugiato, colpito dalla peste dalla quale poi guarirà.
La seconda serie è collocata sulla controfacciata della chiesa ed è costituita da tre tele. La prima raffigura San Rocco che guarisce un cardinale a Roma, la seconda raffigura il santo che sovrasta la cappella San Carlo trasformata in lazzaretto e che benedice Miasino dove la peste non è entrata; infine nell’ultima è rappresentata la sua prigionia.

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San Rocco appare anche su altre tele delle quali non è protagonista ed è rappresentato anche con due statue.

Pregevoli sono anche le opere scultoree, in particolare quelle lignee, per le quali fu utilizzato il legno di noce. Ne sono esempio le splendide ancone dorate delle cappelle di sinistra, il gruppo formato da Crocifisso, Vergine, san Giovanni e la Maddalena, ma anche il coro e il grande mobile della sacrestia di destra. Queste opere risalgono alla metà del Seicento circa e sono opera di noti maestri intagliatori come Antonio Pino, Bartolomeo Tiberino.  
L’altare maggiore è costituito da marmi policromi e bronzi cesellati e rappresenta, insieme agli stalli lignei del coro e il battistero, un notevole esempio di scultura barocca.
Le volte del presbiterio e del transetto sono state dipinte posteriormente, nel 1834.

Chiesa in grave stato d'abbandono fino a non molti anni fa, la parrocchiale di San Rocco è tornata a splendere grazie all'impegno dell’arciprete don Primo Cologni che, a partire dal 1997, si è impegnato per riportare la chiesa il più possibile al suo stato originario. Molte tele sono state restaurate, così come molte parti architettoniche della chiesa, mentre altri restauri sono in corso.

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FONTI

- Barisonzo R., Miasino. Tra cronaca e storia, Novara, Interlinea Edizioni, 2002.
- Siti internet: www.miasinoparrocchie.it; www.wikipedia.it

Ricerca di Mattia Foradini.