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Orta

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La zona del lago d'Orta fu abitata fin dal Neolitico da tribù centro europee e poi gallo-celtiche. Successivamente fu interessata da insediamenti romani. Essa deve però il suo nome a san Giulio. La leggenda narra che tra il III e il IV secolo il santo e suo fratello Giuliano giunsero nella zona del lago d’Orta per costruire delle chiese: san Giuliano costruì la basilica diGozzano, ancora oggi a lui consacrata, e san Giulio quella che sorge sull'omonima isola. 
Verso la fine del VI secolo la zona, invasa dai Longobardi, fu inquadrata nel Ducato di san Giulio, avamposto militare per fermare l'avanzata franca. Nonostante i Franchi avessero varcato il Sempione il Ducato continuò a far parte del regno longobardo fino alla sua estinzione, attorno al 774. Un sarcofago adibito alla raccolta delle elemosine conservato nella basilica di San Giulio, ricorda la decapitazione di Mimulfo, fatto giustiziare dal re dei Longobardi Agilulfo nel 590, per non aver opposto valida resistenza ai Franchi. 
Con l’arrivo di questi ultimi, i ducati vennero divisi in comitati. Si pensa, sulla base dei documenti, che il ducato dell’Isola non fosse un Comitato autonomo, ma facesse parte del Comitato di Pombia. Dopo la scissione del regno franco, i vescovi acquistarono potenza e autorità cercando di colmare il vuoto di potere che si era creato. Nella seconda metà del X secolo la zona fu teatro di guerra: infatti l'isola di San Giulio venne trasformata in fortezza da Berengario II d'Ivrea, discendente da un’antica famiglia nobiliare longobarda e pretendente al trono di Italia. Lo stesso imperatore Ottone I si mosse per conquistare l'isola. Nel 957 l’isola fu assediata da Litolfo, figlio di Ottone I e nel 962 Ottone in persona tornò in Italia per affrontare Berengario. L’imperatore pose l’assedio all’isola dove, dopo la fuga di Berengario, si era rifugiata la moglieWilla, portando con sé tutti i tesori radunati nel palazzo reale di Pavia e rinforzando le mura del castello (chiamate poi ‘muro della regina’). La regina Willa si arrese e ottenne da Ottone di poter raggiungere Berengario. Alcune parti dell’isola furono donate ai canonici di San Giulio, istituzione ecclesiastica che officiava nella basilica già a quel tempo insignita del titolo di Pieve e avente quindi giurisdizione su tutte le chiese della Riviera. 
Non si può però ancora parlare, per questi anni, di potere temporale del vescovo sulla zona, perchè egli non aveva ancora giurisdizione sui territori posseduti. Solo nel 1014 con il trattato stipulato a Pavia, l'imperatore Enrico I concesse al vescovo diritti feudali sul distretto di Novara e alcune zone limitrofe al lago; bisognerà attendere il 1028 perchè l’imperatore Corrado II riconosca al Vescovo di Novara pieni poteri sul Comitato di Pombia (comprendente anche la Riviera). L'autorità del vescovo però non fu riconoscita subito da tutti: infatti per circa due secoli continuarono le lotte intestine tra le famiglie aristocratiche locali. Nel 1219, dopo la fine delle ostilità, nacque formalmente il feudo vescovile della Riviera di S.Giulio e fu nominato un castellano dell’Isola.
Il castellano era una figura di primaria importanza della Riviera: egli risiedeva nel castello dell’Isola, rappresentava il vescovo, e ne esercitava il potere signorile, coordinava le comunità limitrofe e amministrava i beni ecclesiastici.
Nel 1311 il vescovo di Novara ottenne il titolo di conte dall’imperatore Enrico VII.
Con la discesa in Italia del re di Francia Carlo VIII nel 1494, iniziò un periodo di lotte. Nel corso del Cinquecento il ducato di Milano cercò più volte di conquistare la Riviera d'Orta. Oltre che dai Milanesi, la contea dovette difendersi anche dall'Impero e, nella seconda metà del Seicento, dagli Spagnoli.

Nel 1767 il vescovo Balbis Bertone consegnò al re Carlo Emanuele III la Riviera, anche se la definitiva cessione ai Savoiaavvenne nel 1817 con la rinuncia ai diritti feudali in favore del re sabaudo Vittorio Emanuele I.

Ricerca di Scircoli Andrea e Giromini Giacomo

 


The Saint Julius Shore area


The Lake Orta area has been inhabited since the Neolithic period by central European and later Celtic-Gaul tribes. The area was subsequently the site of various Roman settlements. However, the area owes its name to Saint Julius. Legend has it that between the third and fourth centuries the saint and his brother Giuliano came to the lake area to build churches: Saint Giuliano built the basilica in Gozzano, still consecrated in his name, and Saint Julius built the basilica on the island bearing his name.

Towards the end of the sixth century, having been invaded by the Longobards, the area was included in the Duchy of Saint Julius, a military outpost to stop the Frankish advance. Although the Franks had crossed the Simplon Pass, the Duchy continued to be part of the Longobard Kingdom until its extinction around 774. A sarcophagus used to collect alms in the basilica of Saint Julius recalls the decapitation of Mimulfo, executed by King Agilulfo of the Longobards in 590 for having put up insufficient resistance to the Franks.

When the Franks arrived the duchies were divided into committees. Based on historical documents, it is thought that the Duchy of the Island was not an autonomous committee, but rather that it belonged to the Committee of Pombia. Following the split of the Frankish Kingdom the bishops acquired power and authority, trying to fill the power vacuum that had been created. In the second half of the tenth century the area was the scene of war: indeed, the Island of Saint Julius was transformed into a fortress by Berengar II of Ivrea, a descendant of an old Longobard noble family and pretender to the Italian throne. Emperor Otto I himself moved to conquer the island. In 957 the island was besieged by Lothair, son of Otto I, and in 962 Otto returned to Italy in person to confront Berengar. The Emperor laid siege to the island where, following the escape of Berengar, his wife Willa had sought refuge, taking with her all the treasures kept at the Royal Palace of Pavia and reinforcing the castle walls (later referred to as the "Queen's walls"). Queen Willa surrendered and was allowed by Otto to join her husband Berengar. Some parts of the island were donated to the canons of Saint Julius, an ecclesiastical institution that officiated at the basilica, which had already been honoured with the title of Pieve and therefore had jurisdiction over all the churches along the Shore.

However, the bishop of the area did not at that time have temporal power, as he had not yet obtained jurisdiction over the territories in his possession. Only in 1014, with a treaty stipulated in Pavia, did Emperor Henry I grant the bishop feudal rights over the district of Novara and certain areas bordering the lake; it was not until 1028 that Emperor Conrad II granted the Bishop of Novara full powers over the Committee of Pombia (which included the Saint Julius Shore area). However, the bishop's authority was not immediately recognised by everyone: indeed, internal fighting continued between local aristocratic families for approximately two centuries. In 1219, when hostilities had ceased, the formal episcopal fiefdom of the Saint Julius Shore was created and a castellan of the island was appointed. The castellan was a leading figure in the Shore area: he resided in the castle on the island, represented the bishop, and exercised his exclusive powers, coordinated the neighbouring communities and administered the church's assets.

In 1311 the bishop of Novara was granted the title of Count by Emperor Henry VII. The descent into Italy by King Charles VIII of France saw another period of fighting. During the sixteenth century the Duchy of Milan repeatedly tried to conquer the Orta Shore area. In addition to the Milanese, the country also had to defend itself against the Empire and, in the second half of the seventeenth century, against the Spanish.